Non c'è bisogno di varcare la frontiera per un bel cultural shock, quel senso di estraneamento/scoramento tipico dell'emigrante: basta anche solo spostarsi da una regione all'altra dell'Italia ed il gioco è fatto (vero Lorella? sono sicuro che ne sai qualcosa anche tu...) Non parlo solo dei ritmi di vita, degli orari di apertura dei negozi, del tempo libero, ma anche della lingua, che da regione a regione, da città a città, cambia anche parecchio.
Da questo punto di vista, i miei primi anni a Torino sono stati una fonte davvero fertile di aneddoti, come quando i primi tempi al mercato chiedevo le carote rosse (le barbabietole come si chiamano a Bari) e guardandomi un po' di sbieco mi rispondevano che loro ce le avevano solo arancioni, ma di un bell'arancione vivo comunque, o come quando, appena arrivato a Torino, mi chiedevano "com'è?", che a Torino significa "come stai?", ed io rispondevo "buono" parlando del trancio di pizza che tenevo in mano.
1 commento:
Ebbene i miei inizi a Roma sono stati una fonte inesauribile di aneddoti; come quando la mia prima collega (e ora amica) venne al lavoro raccontandomi che la sera prima era stata in un locale e si era tagliata! Dove, chiedo io? In un locale sull'Appia è la sua risposta. Questo circo di domande sui miei "dove si fosse tagliata" e i suoi tentativi di farmi capire in che zona di Roma si trovasse questo locale "tagliente" sono andati avanti fino a quando vedo un lampo nei suoi occhi...
"Tu non sei di Roma... mi ero dimenticata... Tagliarsi vuol dire divertirsi!!!!!!"
Ed io che ero preoccupata per la sua salute! Alla mia salute si era divertita!
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