Torino è bella anche per questo.
Io e Franco abitiamo in un imponente palazzone ultramoderno di nove piani che confina con una splendida villa abbandonata da anni, solitario monumento ad un'epoca in cui questa zona di Torino era tutta un fiorire di ville primi del '900. La villa, davanti alla quale passiamo ogni volta che andiamo in centro o che ci concediamo una colazione al bar, entra ogni tanto nelle nostre conversazioni -chissà com'è dentro, chissà chi ci abitava, chissà perchè non l'affittano, chissà quanto costa- e poi va via, sepolta dal peso di interrogativi più urgenti.
Poi, qualche settimana fa, il cinema. Prima si è trattato di pochi furtivi movimenti, di un silenzioso aggirarsi di uomini e donne armati di metro e matita; poi, all'improvviso, un piccolo circo chiassoso di roulotte, costumisti, truccatori, microfonisti, stagisti, si è impossessato delle viuzze pettegole e altezzose dell'isolato e per due giorni siamo stati al centro di un allegro pandemonio: le portinaie a discutere su quant'è bella la Bellucci e su Zingaretti che in tv sembra più alto, gli impiegati in pausa pranzo che rallentano il passo ed accennano un sorriso senza pensieri, un gerarca fascista al cellulare davanti al mio portone ed io che gli chiedo permesso.
Il circo è stato in città tre giorni. Poi, è andato via, il cancello chiuso, le finestre oscurate, e le portinaie hanno ricominciato a schiacciare pisolini sulla posta da consegnare e lamentarsi del caldo che fa.
Io e Franco abitiamo in un imponente palazzone ultramoderno di nove piani che confina con una splendida villa abbandonata da anni, solitario monumento ad un'epoca in cui questa zona di Torino era tutta un fiorire di ville primi del '900. La villa, davanti alla quale passiamo ogni volta che andiamo in centro o che ci concediamo una colazione al bar, entra ogni tanto nelle nostre conversazioni -chissà com'è dentro, chissà chi ci abitava, chissà perchè non l'affittano, chissà quanto costa- e poi va via, sepolta dal peso di interrogativi più urgenti.
Poi, qualche settimana fa, il cinema. Prima si è trattato di pochi furtivi movimenti, di un silenzioso aggirarsi di uomini e donne armati di metro e matita; poi, all'improvviso, un piccolo circo chiassoso di roulotte, costumisti, truccatori, microfonisti, stagisti, si è impossessato delle viuzze pettegole e altezzose dell'isolato e per due giorni siamo stati al centro di un allegro pandemonio: le portinaie a discutere su quant'è bella la Bellucci e su Zingaretti che in tv sembra più alto, gli impiegati in pausa pranzo che rallentano il passo ed accennano un sorriso senza pensieri, un gerarca fascista al cellulare davanti al mio portone ed io che gli chiedo permesso.
Il circo è stato in città tre giorni. Poi, è andato via, il cancello chiuso, le finestre oscurate, e le portinaie hanno ricominciato a schiacciare pisolini sulla posta da consegnare e lamentarsi del caldo che fa.


4 commenti:
Cioè non ho capito, quella villa è diventata lo scenario di un film con la Bellucci (che culo..) sulla Seconda Guerra Mondiale!?!
FIGATA!!xD
Eh si, Stefy! Però non ho visto la Bellucci, che pare fosse assolutamente irraggiungibile, ma Zingaretti sì, proprio all'angolo di casa mia, che parlava con un tecnico. Carino.
Scusa Massimo...
Ma il palazzo nella prima foto non è per caso quello con la salamandra???
No, Lorellina. Adesso vivo in un'altra zona di Torino, lontano dalle salamandre: alcune ville di queste parti comunque hanno la stessa aria gotica delle mitiche salamandre!
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