venerdì 23 novembre 2007

Buk Tok: "Qualcuno con cui correre" di David Grossman

Mi ero ripromesso di non farlo: avrei parlato di un libro solo dopo averlo letto tutto, dalla prima all'ultima pagina, solo dopo aver letto per l'ultima volta la quarta di copertina per giudicarne la fedeltà alla storia, solo dopo aver memorizzato titolo e autore, per trovargli un posto nella mia biblioteca ideale o gettarlo alle ortiche con più gusto. Ma quando ci si trova di fronte a un libro come questo, le regole si fanno volentieri da parte, pur di assicurarsi che i propri amici possano assaporare questo libro.

"Qualcuno con cui correre" è un libro emozionante: mi sono ritrovato a vivere accanto ai protagonisti, condividendone gioie, dubbi, timori, paure: addirittura ad un certo punto sono stato costretto ad interrompere la lettura, dirigendo lo sguardo per qualche secondo alla costa del libro, per paura di ciò che sarebbe successo a Tamar.

Questo fine settimana il librò sarà finito ma Tamar, Shay, Sally. Dinka, continueranno tutti a farmi compagnia.

Quando leggo libri così vivi, una certezza mi assale: che persone del genere, così ben descritte, non possono essere solo frutto della fantasia di una persona ma che da qualche parte esistono, e non sanno che il flusso dei loro pensieri si è impigliato tra i capelli di uno scrittore e, tramite le loro parole, è giunto ai nostri occhi.

1 commento:

Lucia Raho ha detto...

Ora che lo hai letto o quasi, ti posso dire che cosa ha significato per me. Tu sai che quest'estate Stefania è stata a lungo lontano da casa, prima per la sua prima vacanza da sola, poi al mare con nonni e cuginame vario, impegnata al babysitting retribuito (...il suo primo lavoro!): per lei una cerimonia di divezzamento, per noi la necessità di elaborare il suo distacco da noi. Ma prima di partire mi aveva lasciato da leggere questo libro, che le era piaciuto tanto. Un invito indiretto a condividere qualcosa di importante ed io figurati se mi sono tirata indietro. Conclusione, non solo ho letto un libro emozionante, ma è come se avessi fatto un viaggio con lei e tenuto un filo diretto con la sua vita interiore, le sue irrequietezze, la sua fragilità di combattente! Insomma, le parole del libro sono state come il filo del telefono, si sono trasformate in uno strumento attraverso cui abbiamo parlato e, quasi fisicamente, ci siamo tenute in contatto.